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Post Taggati ‘storia’

Sprofondare nella vergogna?

9 Gennaio 2010 37 commenti

 

Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto.
Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo.
Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e dall’altro lato un giovane di colore che stava leggendo il giornale. Quando cominciò a prendere il primo biscotto,anche il giovane ne prese uno; lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.
Tra lei e lei pensò: "Ma tu guarda che schifo,che arroganza,che maleducazione … se solo avessi un po’ più di coraggio,gliene direi quattro,tornatene al tuo Paese,prima di viaggiare impara ad essere civile…".
 Così ogni volta che lei prendeva un biscotto,il giovane di colore accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui. Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò:
"Ah, adesso voglio proprio vedere cosa farà….!" Il giovane di colore prima che lei prendesse l’ultimo biscotto lo divise a metà!
"Ah, questo è troppo", pensò e cominciò a sbuffare ed indignata si alzò di scatto,borbottò a bassa voce "i cafoni dovrebbero restare a casa", prese le sue cose, il libro e la borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa.
Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione e per evitare altri incontri spiacevoli. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando….nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era del giovane di colore che si era seduto accanto a lei e che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato,schifato, nervoso.
Al contrario di lei che aveva sbuffato,ma che ora si sentiva sprofondare nella vergogna …

 (Ignoto)

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Buggerru vi aspetta il 18/03/08

13 Marzo 2008 7 commenti


 

Buggerru vi aspetta  in occasione della

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“La Morte del Sig. Giuseppe Casu”

16 Febbraio 2008 33 commenti

 

In morte del Sig. Giuseppe Casu.

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Buggerru_Immagini e storia_Sardegna D’Amare_

12 Febbraio 2008 61 commenti

"Buggerru e la sua storia…"


"Buggerru era un grosso borgo minerario i cui abitanti giunsero nei periodi floridi sino a novemila.
Era il quinto centro dell’isola, quando Cagliari contava poco più di cinquanta­mila abitanti.
Ogni cosa apparteneva alla società proprietaria della miniera, la .Societé anonime des mines de Malfidano., costituita a Parigi nel 1866, suoi i pozzi, le laverie,
le officine, i magazzini, sue le case, il suolo, sul quale a nessuno era consentito costruire neppure la più povera

delle baracche, piantare un albero o raccogliere legna
per il focolare, suoi l’ospedale, le scuole, la chiesa,
il cimitero.
I privilegiati, i dirigenti e gli impiegati di grado elevato, praticavano usi raffinati e conducevano intensa vita mondana, abitavano da un lato del paese, quello più lontano dalle miniere: tutti gli altri in misere
catapecchie o in case scavate nella roccia dall’altra parte della breve vallata che ancor oggi divide in due il centro minerario.
Al borgo minerario veniva dato il nome di .Petit Paris., quasi a significare la vicinanza con le abitudini d’Oltralpe.

Il plenipotenziario della società mineraria era il direttore, che in quei primi anni del secolo era un greco di Costantinopoli, l’ingegnere Achille Georgiades, la cui autorità prevaleva in larga misura su quella degli stessi depositari dei poteri istituzionali.
Dopo anni quel direttore greco, dipendente di padroni francesi in terra sarda si suicidò, quasi a voler scon­tare il dramma che lo vide protagonista.
La residenza era una piccola reggia.
Il direttore fu forse il primo in Sardegna a possedere un.automobile, massiccia e vistosa quanto era necessario; governava un vasto popolo di minatori di oltre 2.500; ad essi si aggiungevano i lavoratori della cernita, che erano in maggioranza donne, non di rado adolescenti,
bambine e ragazzi. I salari andavano da un massimo di due lire e settantacinque centesimi al giorno per gli armatori che lavoravano nelle gallerie, agli ottanta centesimi per le cernitici. Ma la società aveva tutto in
paese, compresi i negozi dove c’erano i generi alimentari, vi imponeva i prezzi, per cui quello che i minatori guadagnavano lo dovevano restituire se volevano vivere. Un sistema più vicino alla servitù della gleba che ai giorni nostri.
Spaventose le condizioni umane di lavoro: non vi erano

contratti di garanzia, pesantissimi i turni di lavoro, di almeno otto ore; non vi era un giorno di riposo
setti­manale. Tutto accadde all.improvviso, ma evidentemente il fuoco covava sotto la cenere, e quella che un tempo si chiamava coscienza di classe doveva essere ben presente, se lo sciopero per i diritti di una parte dei minatori coinvolse alla fine tutto il paese.
Il direttore, il 2 settembre, dispose l’entrata in vigore dell’orario invernale, che riduceva di un’ora,
dalle undici all’una invece che dalle undici alle due
del pomeriggio, la pausa del lavoro concessa a coloro
che lavoravano fuori dalla miniera, nelle ore centrali
della giornata.
A settembre però c’era ancora caldo, e la riduzione di un’ora di riposo sembrava impossibile.
All’una di quel giorno nessuno si presentò al lavoro.
I pozzi, le laverie, le officine, i ma­gazzini, restarono deserti. I lavoratori, in una massa che si andava
ingrossando via via, si diressero verso l’abitato e la direzione della miniera e lì si riunirono.
Quella sera giunsero a Buggerru i capi riconosciuti del­la federazione regionale dei minatori, Giuseppe Cavallera, giovane medico piemontese che s’era stabilito a Carloforte,
e il socialista Alcibiade Battelli.
Il direttore trattò con la commissione operaia, ma in realtà cercò di prendere tempo in attesa dell’arrivo da Cagliari, come promesso dal viceprefetto, di un battaglione dell’esercito. Gli aiuti invocati giunsero, infine, nel pomeriggio della domenica 4 settembre.
Erano costituiti da due compagnie del 42° reggimento di fanteria; i soldati, partiti all’alba in treno da Cagliari, avevano poi percorso a piedi la lunga strada da Iglesias
a Buggerru. Si decise di alloggiarli nel vasto locale della falegnameria, che tre minatori dovevano sistemare.
Dalla folla degli operai si gridò perché i loro tre compagni uscissero dal fabbricato e si unissero a loro.
Partirono le prime sassate, mentre i soldati disposti a

presidio della falegnameria spianavano i fucili.
Fu il segnale della sparatoria, che fu breve e intensa.
Sulla terra battuta della piazza giacevano una decina
di minatori. Due, Felice Littera di 31 anni e
Salvatore Montixi di 49, erano morti, un terzo, Giustino Pittau, morì dopo quindici giorni in ospedale.
Un quarto minatore dell’Oristanese morì dopo venti giorni, ma non si riuscì mai a collegare quella morte alla sparatoria.
L’impatto nel paese, non solo in Sardegna, fu immediato.
La Camera del lavoro di Milano indette proprio a seguito dei fatti di Buggerru il primo sciopero generale d.Italia.
E da quello sciopero nacque poi l’idea della prima
centrale sindacale.
Un momento della storia centrale per il mondo del lavoro, a cui purtroppo ne seguirono tanti altri, anche in Sardegna, con morti e feriti, soprattutto nel SulcisIglesiente, per mano dei carabinieri o dei soldati."

(L’articolo sopra è stato tratto dal messaggero sardo pubblicato nell’ottobre 2004 ,viene riportata la parte che racconta l’eccidio che successe il 4 settembre 1904 a Buggerru , in memoria dei primi morti del movimento operaio italiano )










Oskar Schindler e gli altri

28 Gennaio 2008 43 commenti


Questo articolo di Annette Neises fu pubblicato nel 1994 nella rivista Avvenimenti.

Oskar Schindler – un uomo alto e elegante

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