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Buonanotte??

9 Gennaio 2008 Commenti chiusi

Buonanotte……

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Il web dei miti _Riassunto_Mitologia_

27 Settembre 2007 76 commenti
Categorie:Curiosità Tag:

MITOLOGIA NORDICA E PRIMITIVA (1°Parte)

24 Settembre 2007 33 commenti


 

MITOLOGIA NORDICA E PRIMITIVA     (1°Parte)

Per  mitologia nordica vogliamo intendere, genericamente , il complesso di quelle credenze cui prestano fede i popoli di razza nordica , e precisamente gli antichi abitatori della Svezia e della Norvegia , e quindi propriamente i popoli scandinavi , nonché i Germani , che abitavano press’a poco il territorio della Germania moderna .
Queste due religioni hanno una medesima struttura e , senza dubbio , un origine comune . E la loro importanza è grandissima , non solo perché dai suoi dèi e dalle sue complesse leggende traggono origine due famosi poemi ancor oggi letti e studiati , l’Edda e il poema dei Nibelunghi ( scandinavo il primo , germanico il secondo ) ; ma anche perché questi miti hanno generato alcuni capolavori letterari moderni , di cui , i più noti , sono quelli scritti e musicati dal grande compositore tedesco Riccardo Wagner .


La fonte unica di tutte le mitologie .

Qui a voi interesserà sapere quale fosse la struttura essenziale del panteon scandinavo e germanico , quali dèi regolassero i destini umani dall’alto delle nubi , e quale fosse la corte benigna e maligna che facesse a questi dèi maggior corona .
Una cosa che può incuriosire è questo :
che tutte le principali mitologie hanno numerosi punti in comune e , in fondo , si somigliano ; la qual cosa sta a dimostrare che esse sono generate dai desideri , dagli istinti degli uomini , desideri e istinti che si equivalgono in qualunque era del mondo e sotto qualunque latitudine .
Così , noi vedremo sempre un regno celeste , celato agli sguardi degli uomini , e come sospeso al di sopra delle nuvole , dove gli dèi abitano , ciascuno con proprie caratteristiche fisiche e precise attribuzioni .
Questo cielo , che presso i Romani e i Greci si chiama Olimpo , nelle mitologie nordiche  si chiamerà Walhalla .

Odino , capo supremo del Walhalla .

Capo assoluto di questo mondo è un dio ultraterreno , generoso e forte , ma terribile nelle sue ire e temuto e rispettato dall’intera corte celeste .
Nella mitologia scandinava questo dio supremo è Odino ,padre degli dèi e degli uomini , essenza stessa della vita universale .
Era rappresentato come un vecchio vigoroso e solenne , dalla lunga barba , indossante un ampio mantello azzurro , il capo coperto da un largo capello che gli nascondeva una parte del volto e dell’unico occhio .
Questo dio possente non è però immortale , come non sono immortali gli altri dèi della mitologia nordica . E in questo è la vera differenza sostanziale di questi miti in confronto di quello greco-romano :là gli dèi sono immortali e il loro regno e la loro podestà sugli uomini è eterna .

Il terribile Thor .

La moglie di Odino è Frigg ,simbolo di fecondità e di fedeltà coniugale . Dopo queste due divinità , che corrispondono a Giove e Giunone della mitologia classica , un altro dio si distingue per potenza nel grande panteon scandinavo : è Thor , figlio di Odino e della Terra , dio del tuono , terribile e forte , dalla voce agghiacciante e dalla lunga barba rossa fluente .
Dotato di forza soprannaturale , egli ogni nemico abbatte , armato di un martello magico , detto "Risplendente".
Se Thor è il dio più forte e terribile , Tyr è invece il dio più ardito e coraggioso , il dio della guerra e dei guerrieri .Ha un solo braccio , essendogli stato l’altro divorato dal lupo Fenrir , ma in compenso è armato d’una spada che non conosce sconfitta .
Il dio  Hemdall è il guardiano del Walhalla  e perciò abita ai margini del cielo . Ha la virtù di prevedere il futuro , e ha sensi acutissimi tanto che sente crescere l’erba dei prati e la lana addosso alle pecore . Si reca sempre dietro un corno enorme da cui trae suoni udibili fino dai mondi più lontani . Con questo corno egli avverte gli dèi dell’avvicinarsi di ogni possibile nemico.


Gli dèi minori del paradiso scandinavo.

Ma più che a questi e a numerosi altri dèi diremo maggiori , la mitologia scandinava deve la sua fastosa pittoricità a una nutrita falange di divinità minori , che hanno dato vita a una immortale corona di leggende e favole , ancora oggi vivissime in tutte le letterature .
Alcune di queste creature sono particolarmente care ai ragazzi : le Ondine , per esempio , gli Elfi , i Nani . Le Ondine si riaccostano sotto certi aspetti alle Sirene della mitologia classica : divinità del mare e dei fiumi attirano col loro canto malioso i naviganti . Gli Elfi sono creature giovanili , agili , dalle alucce iridescenti ; amano le danze sui prati sotto la luna , ma sono , nella loro grazia , apportatori di morte .
I Nani sono anche noti e popolari ai ragazzi di tutto il mondo : ora benigni , ora maligni , mettono gli uomini alla prova , e puniscono i cattivi premiando i buoni . Essi sono piccoli geni tutelari dei boschi , dei ruscelli, delle montagne , delle rocce , della terra stessa , e presiedono ai metalli che nelle viscere sono nascosti .
In contrasto col popolo dei Nani , ecco il popolo dei Giganti .Questi sono più antichi e più saggi degli stessi dèi , che da loro hanno avuto origine .
Lo stesso Odino , per parte di madre è figlio di giganti : dallo zio gigante Ymir , egli ha appreso la sapienza , e ad esso ricorre nei momenti più gravi e più tempestosi .
Dal gigante Ymir , poi ,ha origine addirittura la stirpe stessa di tutti i giganti .
Ma la più pittoresca e suggestiva creazione di questi miti , sono le Valchirie , donne guerriere cavalcanti su cavalli alati ; esse fanno da messaggere tra la Terra e Odino, recando al dio possente le salme dei guerrieri uccisi. Una volta ricevuti nella dimora celeste , questi eroi ritornano in vita e sono accolti con brindisi e onori alla splendida mensa dove , tra delizie e fiumi di birra , banchettano gli dèi .
Su questo gran mondo fantastico dalla forza soprannaturale e dalla soprannaturale sapienza , domina , da gran sovrano , il destino , ch’è il fato dei dèi Greci e dei Romani . Nella mitologia nordica il destino è impersonato dalle Norne .Come le Parche del mito classico , le Norne regolano il destino degli uomini e degli dèi , e nulla mai può sottrarsi alla loro volontà .
Urdhr è la norna più potente , e accanto a lei sono Verdhandi e Skuld che segnano la vita e la morte .
 

 ( Continua…)

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Miti Orientali_Egitto , Babilonia e Assiria _

29 Giugno 2007 10 commenti


MITI ORIENTALI Egitto , Babilonia e Assiria . Gli antichi Egizi sono tra i pochi popoli che possono offrirci complessi problemi , spesse volte insoluti , intorno alla loro mitologia ; di questa complessità possiamo renderci conto ogni qualvolta ammiriamo le piramidi , le sfingi e le mummie egiziane ; le immagini divine con bizzarre teste d’animali ; oppure i complessi geroglifici e i dati statistici , come l’elenco di ben 740 divinità trovato nella tomba di Thutmosi III . Sono stati compiuti sulla mitologia egiziana innumerevoli studi che hanno servito a stabilire una ragionevole ripartizione fra divinità importanti e minori , come pure hanno permesso di costatare che gli dèi egizi furono privi della personalità che ha caratterizzato invece notevolmente gli dèi della Grecia . I due aspetti più tipici di questa mitologia sono : il gran numero di divinità e la loro strana figurazione plastica ; questi aspetti ci sollecitano entrambi a cercar di scoprire quale fu la loro origine . Gli antichi Egizi furono un popolo conservatore per eccellenza , da ciò si può capire lo stadio relativamente arretrato in cui si fermò la loro religione ; oltre ad accettare divinità d’altre razze , con le quali entrarono in rapporti ostili o amichevoli , essi conservarono con gelosa cura quelle delle singole regioni del paese . Non staremo ora ad elencare le innumerevoli divinità egiziane e le loro modificazioni , ma a titolo di semplificazione converrà distribuire queste divinità in due categorie : 1° , gli dèi a cui viene attribuita una rappresentazione naturale ( feticci , piante , animali , uomini ) ; 2° , gli dèi a cui viene attribuita invece una rappresentazione ideale . Tra gli dèi del primo gruppo citeremo alcuni di una certa importanza : primo tra questi un feticcio costituito da uno scudo e due frecce incrociate , issati sopra un palo ( più tardi sostituito dalle sole frecce in croce ) . Parallelamente al culto delle armi sorge quello delle tre corone regie : la bianca , la rossa e la doppia ( erano venerate nelle cappelle della reggia ) ; diffuso il culto degli alberi : a Menfi veniva venerato un tronco dai rami spezzati chiamato Sat << Augusto >> : Gli animali adorati erano numerosissimi : tra questi l’ariete , venerato da antichissimo tempo e in parecchie località . Pure il culto del coccodrillo era diffuso un po’ dappertutto ; se ne conservano tracce sin dagli albori della storia ; così anche per Hor , il << Falcone >>. Erano oggetto di grande venerazione anche l’ibis , la gatta , l’icneumone , la iena striata , il leone , il cane ( era il dio Anubi ) , l’oca , la rondine , il toro , il vitello , il bue ( Api) , la vacca bianca , l’àspide e la rana . Non sembra invece che gli uomini abbiano ricevuto onori divini anche se esisteva un culto dei re defunti , che non rappresentava certamente una divinizzazione . Nell’esaminare ora brevemente il secondo gruppo occorre suddividere le divinità che presentano una forma ideale in : 1° , personificazioni d’astrazioni o di complessi sentimenti .Tra le principali citeremo : la Rettitudine , la Sapienza , la Magia , la Vista , l’Udito, il Cibo e il Fato( << colui che stabilisce >> ) connesso con la dea dell’allevamento che rappresenta insieme la ricchezza e la buona sorte ; 2° , personificazioni del tempo e dei luoghi : l’Anno , le Stagioni , i Mesi e il Deserto ( adorato specialmente dai carovanieri ) ; 3° , personificazioni degli elementi cosmici : la Terra ( rappresentata da un uomo , Gebb , sul cui dorso crescono le piante ) , il Cielo , il Nilo , l’Aria , ( è il dio Heh o Sow : << colui che solleva >> ) , i Quattro Venti , indicati da quattro teste con le ali ( quello del nord come un toro , quello dell’est come uno sparviero , quello dell’ovest come un serpente , quello del sud come un leone ) ; infine il Sole ,rappresentato da una palla che vola sotto il cielo . La rappresentazione di queste divinità non era fatta però in modo assoluto , di conseguenza un dio poteva appartenere contemporaneamente a più classi . Tutte le divinità erano poi ritenute superiori all’uomo per le loro qualità intellettuali , fisiche e psichiche , ma dovevano soggiacere alle stesse malattie e passioni dei mortali , alle lotte e alle ferite , all’odio e all’amore ; avevano tuttavia la possibilità di prolungare la loro esistenza all’infinito . A queste divinità era affidato il potere di reggere il mondo e la vita , però qualcuna di esse aveva anche un potere superiore sulle altre : Ra il sole ; Ftah, il dio della luce ; Osìride , il signore della vita ; Iside, la madre terra che veniva fecondata ognio anno da Osìride ; Tifone , il dio rosso , << il calore disseccante >> , che prevaleva su Osìride finché non interveniva Hor << lo sparviero , l’inondazione >> , che pensava a ridestarlo a nuova vita . Tutto il territorio e la popolazione erano divisi fra questi dèi , il culto dei quali andava sviluppandosi secondo gli avvenimenti storici dell’Egitto , così che il dio particolare di ogni singola sede diveniva per un certo periodo il capo di tutti gli dèi . Abbiamo come esempio il dio Ammoneche divenne il dio di Tebe , Ftahil dio di Menfi ; Osìride, il dio di Tis e Abido ; Seràpide , il dio di Alessandria . Ognuna di queste divinità aveva una famiglia , composta di un dio , una dea e un loro figlio ( a Menfi per esempio si venerava la triade di Ftah , Sochit e il loro figlio Imhoptu ). Tutte queste triadi , a ciascuna delle quali spettava un proprio culto in un dato territorio , finirono per confondersi ; i figli procedevano dai genitori e , poiché erano della loro medesima natura , venivano ritenuti uguali a questi ; quindi non venivano più costituite tre forme distinte , ma si unirono in una sola , identica divinità . La figura principale della triade , ossia il dio in tre persone , era chiamato il dio << uno >> o << unico >> ( per esempio il dio Ammone a Tebe ) e ciascun << dio unico >> rimaneva il dio supremo di una determinata città o territorio , ma non un dio nazionale . Mitologia Babilonese e assira . La religione dei Babilonesi e degli Assiri fu tra le più ricche del mondo , almeno secondo il numero di dèi calcolato in una tavoletta cuneiforme : essa arrivò a circa un migliaio di divinità , fra maggiori e minori , spiriti del cielo e spiriti della terra . Ma la reale portata di simile politeismo si riduce alquanto se si considera che esso è il prodotto di stirpi e di epoche successive e che sovente a un unico tipo corrispondono parecchi nomi , secondo i vari luoghi in cui viene praticato il loro culto . Le divinità babilonesi a assire non sono altro che gli oggetti di natura e le manifestazioni delle potenze cosmiche e delle forze naturali divinizzate ; primi tra tutti sono adorati il sole , la luna , i pianeti Venere , Mercurio e anche le più importanti costellazioni . Ma oltre a questi esisteva pure una lunga schiera di dèi e dee della vegetazione , della terra e della fecondità , come pure dell’inferno . Esaminiamo ora brevemente gli dèi più rappresentativi della mitologia babilonese e assira . Innanzi tutto i sarcedoti avevano diviso tutti gli dèi in due schiere : gli Igigi ( comprendenti gli dèi celesti ) e gli Anunnaki comprendenti invece gli dèi terrestri ) . A capo di tutte le divinità babilonesi stava una triade divina composta dagli dei Anum , Enlil ed Ea : una triade cosmica in cui Anum rappresentava il dio supremo , il padre e re degli dèi babilonesi e assiri ; era adorato ad Uruk . Affiancato a questo dio stava Enlil , protettore della terra , il quale veniva adorato come re e signore del paese a Nippur , città che fu per parecchi secoli il centro della vita religiosa babilonese . I l terzo dio della triade era Ea , protettore dell’acqua dei fiumi e dei canali ,e dell’acqua in genere . Era un dio creatore , dimorava nei profondi recessi dell’oceano ed era principalmente adorato nella città di Eridu ( Babilonia meridionale ) . Oltre a questa triade si aveva il dio della luna, Sin; era considerato il dio buono per eccellenza , il dio creatore , protettore dell’agricoltura, del bestiame e della vegetazione . Il dio Mordukera invece il più importante degli dèi babilonesi e come tale succedette al dio Enlil , e rimase così sino alla fine della caduta della Babilonia . Era il figlio primogenito di Ea e perciò detto il dio artefice , colui che possiede tutta la sapienza , il protettore e promotore della civiltà , formidabile eroe e buon consigliere . Samas era il dio del sole e anche il dio della giustizia ,. Il supremo legislatore , colui che dà le leggi ai re per farle promulgare agli uomini .Nabu era invece lo scrivano e il segretario degli dèi , prendeva nota delle loro deliberazioni ; era protettore delle arti , onnisciente , misericordioso ; proteggeva pure l’agricoltura e il corso dei fiumi . Nimurtaera il dio della guerra , dotato di forze magnifiche .Adad provvedeva a far cadere la pioggia ; era il dio dell’acqua piovana , delle tempeste e del fiume . Per il fuoco i Babilonesi avevano un dio speciale chiamato Nusku ; era il portatore dello scettro splendente , il dio sapiente . L’unico dio veramente malefico era invece Nergal , dio della morte , della malattia e dell’inferno . Tra gli innumerevoli dèi maschili si trovavano però anche alcune figure femminili , quasi tutte protettrici della vegetazione e della fecondità .Ma su queste primeggiava incontrastata Istar, la più grande dea che viene venerata in tutta la valle dell’Eufrate e del Tigri : era considerata la dea della fecondità e della battaglia . Il principale degli dèi assiri era invece Assur ; il re del cielo e della terra , colui che aveva fatto tutti gli uomini , conduceva gli eserciti alla battaglia e alla vittoria ; il suo simbolo era un disco solare da cui uscivano fasci di raggi e due mani , una delle quali teneva un arco . Troviamo infine accanto alle divinità babilonesi e assire una classe di esseri , di natura semidivina : erano i dèmoniche continuamente stavano all’erta per arrecare agli uomini ogni male . Quasi tutti erano spiriti malefici , pochi erano buoni ; si distinguevano in cinque classi e avevano il nome comune di utukku . ( Continua…) Tratto dall’ENCICLOPEDIA DEI RAGAZZI (Il libro dei miti _Arnoldo Mondatori Editore_) Stampato in Italia-Giugno-1956 _Proprietà letteraria e artistica riservata dell’editore Arnoldo Mondatori_ (Trascritto per il web da me ,Silvana ,avendo trovato questi racconti mitologici di particolare bellezza nella loro semplicità e trovandoli un buon spunto per ritornare a queste fiabe quasi dimenticate ai nostri tempi. Apriamoci a questo mondo .)

Le Janas

30 Maggio 2007 35 commenti


“Le janas”
fate dei boschi e delle sorgenti d’acqua
Favola scritta da Silvana ( Sillaba)

 Tantissimo tempo fa , sulla nostra isola sarda, vivevano diversi esseri oltre agli uomini e agli animali . Esseri dalle mille forme e dai mille poteri che amavano girare per i boschi o lungo le sorgenti d’acqua. Al principio essi vivevano tranquillamente con gli uomini e qualche volte agevolavano loro il lavoro , tramandandone antichi metodi di coltura, costruzione e medicina , ricavata quest’ultima dalle erbe.
Gli uomini non temevano queste forze misteriose , ma , le ammiravano e le veneravano in un certo qual modo. Tra i tanti esseri, vi erano le Janas , piccole creature con le ali , che , all’inizio di ogni stagione estiva , uscivano dalle loro case , piccoli buchi nelle rocce,millecinquecento cavità sparse per tutta l’isola, di forma rotonda o quadrangolare , composte alcune volte di corridoi , oppure semplici pozzetti su cui queste fate entravano e uscivano attraverso un foro circolare. Alcune “domus”erano bellissime , formate da diversi vani e sostenute da colonne e pilastri di pietra. Questi splendidi e celestiali esseri vivevano in comunità, a capo delle quali vi era una Jana Maista , o più semplicemente diciamo : la regina delle fate.
In alcuni luoghi potevano trovarsi una ventina di cavità scavate nella parete rocciosa , precedute da maestose colonne che avevano tutta l’aria di un principesco palazzo sotterraneo da dove, le Janas,all’arrivare della bella stagione parevano nascere da quel grembo roccioso e ,sgattaiolando fuori, preferibilmente al calar del sole , amavano volare per i campi emettendo una luce fortissima .
Le loro risa si perdevano nei luoghi mentre svolazzavano tra la fitta vegetazione mediterranea. Ogni comunità, come abbiamo già detto, aveva la sua regina , che ogni dieci anni si allontanava dal regno per alcuni giorni,cercava tra le montagne più alte la caverna o la fessura rocciosa più bella e partoriva al suo interno nuovi esseri che le assomigliassero.
Queste creature nascevano dal grembo di antiche rocce sacre , animate da spiritualità a noi sconosciuta . . .
Gli uomini in un certo senso provavano invidia per queste creature, volevano avere anche loro dei piccoli poteri , come le fate dei boschi e dei fiumi, volevano avere a anche loro piccoli strumenti di magia per adoperargli in momenti di bisogno.
Ma questo era privilegio di pochi.
Di solito erano solo alcune anziane dei paesi a conoscere qualche segreto magico che si tramandava da generazioni.
Difatti, a Cagliari , la centenaria Titina era da tutti conosciuta per i suoi poteri benevoli.
Si racconta possedesse la Perda de s’ogu, un sasso rotondeggiante che la vecchia gettava in un recipiente di terracotta colmo d’acqua ,e dove , dal numero di bollicine che nascevano nell’immersione della pietra, Titina stabiliva con acuta precisione quanti sguardi malevoli avesse avuto addosso la donna, l’uomo o il bambino che causando periodi di stanchezza e malesseri si recavano alla sua dimora per cercare aiuto.
Dopo diverse visite e dopo diversi rituali svolti servendosi della Perda de s’ogu si diceva che il male prendesse il largo dalla vittima e questa , per tutelarsi da futuri malocchi portava al collo o al braccio gioielli composti da piccoli coralli rossi.
Vivendo vicino alla costa , i pescatori di ritorno dal mare, solevano fermarsi a casa dell’anziana signora , per donare lei i Pinnadeddus (appunto i piccoli pezzetti di corallo) che la donna aveva cura di forare e con pazienza infilare per crearne bracciali e collane , amuleti dall’efficacia provata. Molte donne del paese, si recavano a casa sua, non solo per preservarsi dal malocchio , ma anche per ritrovare oggetti smarriti o che erano stati rubati.
Titina invocava strane preghiere e dopo pochi giorni gli oggetti venivano ritrovati.
Tutti l’amavano e le volevano bene, ma non era così per Mundicca ,un’altra donna del paese che tutti temevano e si diceva avesse ripetuti incontri con il diavolo.
Dietro compenso , Mundicca, faceva fatture orrende , mirando alla salute delle persone, alcune volte portando alla rovina il malcapitato o la malcapitata. Per fare questo si faceva procurare pezzi di stoffa appartenenti alla persona che si voleva colpire. Costruiva con questi bambole e bambolotti per battezzargli col nome della vittima.
Sempre vestita di scuri colori, Mundicca , fatto ciò ,pronunciava parole misteriose e conficcava aghi nel pupazzo, ogni puntura corrispondeva a una disgrazia o una malattia. Gli abitanti temevano e tremavano nel passar di fianco al suo giardino e tra loro l’apostrofarono “sa bruxia” in modo dispreggiattivo.
Al paese nonostante tutto, la convivenza con le Janas era buona, queste, qualche volta aiutavano i pastori e i contadini , accudendo gli animali e favorendo i raccolti. Ma, quando gli uomini , iniziarono ad essere egoisti e crudeli, le Janas gli abbandonarono andando a vivere in luoghi isolati e conducendo una vita misteriosa e lontana dalla civiltà umana che si stava espandendo a macchia d’olio.
Tutto ebbe inizio quando ad Anela, in occasione della festa paesana dei santi Cosimo e Damiano , due bellissime Janas, Felicita e Feliciana , si recarono per ubriacarsi d’allegria , come erano solite fare in occasione delle feste di paese.
Tutti erano vestiti a festa , con abiti domenicali,e per i viali impolverati c’era un gran vociare. Nella piazza principale, vicino alla chiesetta , l’odore del maialetto arrosto “su proceddu “, si perdeva nell’aria , invitante e accattivante profumo che solleticava sbarazzino qualsiasi papilla gustativa . .
Difatti anche i cani sull’uscio parevano giostrare i musi per aria in attesa di qualche osso.
Felicita guardò dall’alto il tanto muoversi di corpi, poi invitata dalla musica bizzarra che usciva dai flauti di canna che alcuni signori suonavano , scese in modo alquanto aggraziato fin sopra le teste dei presenti, rimanendo comunque sospesa a mezz’aria tra la folla .
Sua sorella Feliciana la seguì ,e qui, le due Janas iniziarono i loro giochi.
Felicita rideva e si tolse dalla testa il fazzoletto, lasciando cadere i lunghi capelli che parevano di seta, Feliciana fecce lo stesso ridente e radiosa ,mentre i loro vestiti di lino color porpora sventolavano allegramente all’aria. Giocose si rincorrevano svolazzanti, non curanti degli sguardi languidi che ormai tutti gli uomini del paese lanciavano catturati dalla loro bellezza.
Anche i suonatori fermarono la musica abbagliati da tanta grazia e meraviglia!
Le due fate sbattendo le ali si rincorrevano felici , un flusso divino le avvolgeva nel tepore caldo di quel giorno afoso.
Non si sentì un sospiro, ne una parola, solo un lungo momento di silenzio umano avvolto da melodiose risa fatate.
Le donne del paese diventarono rosse di collera e d’invidia dinanzi a tanto splendore, loro, erano goffe e brutte messe a confronto con tali creature e non accettarono di buon occhio tale inferiore condizione !
Così, prese da assurda cattiveria si lanciarono rabbiose sulle povere splendide fate. La grassoccia signora Pina fu la prima a lanciarsi in furiosa follia , prese per i piedi le Janas portandole a terra , dove tutte le altre donne del paese le coprirono di graffi e insulti.

Le poverette liberatasi da tanto odio ,con le ali sciupate e i capelli arruffati volarono lontane mostrando la lingua a quel branco di donne cattive..

Da quel giorno, le fate ebbero cura a star lontane dai paesi e raramente qualcuno le sorprendeva durante il pascolo o la caccia in mezzo ai boschi e ai vasti campi.
Solo incuriosite da alcuni giochi di fanciulli , esse si mostravano ad essi , per giocare con loro, ma alla vista di un adulto volavano subito via lontano in un battibaleno!
Felicita e Feliciana costruirono un meraviglioso palazzo tutto interamente di roccia su un altura di origine vulcanica .Era questo formato da profondi sotterranei ricchi di stalatiti e stalagmiti . Tante Sale vi erano al suo interno, alcune avevano sorgenti d’acqua dove le fate solevano farsi il bagno. Queste venivano chiamate “Sale degli Specchi”perché riflettevano l’immensità della cavità rocciosa e dove alcune rocce, appese alle pareti , parevano prender sembianze d’esseri viventi ,che le fate trasformarono in Guardiani silenziosi. Imponenti, i guardiani ,si curavano del cuore roccioso della terra e alcune volte si portavano fin sopra le fessure , dove era concesso loro di suonare al soffiare dei venti.
Molte Janas appena nate nell’isola , incuriosite dalla presenza di tale regno ,di cui tutte le fate parlavano , volarono per boschi e campi alla sua ricerca e una volte giunte sul posto decisero di restare in quella comunità meravigliosa e decisero pure , che le due sorelle meritavano entrambe il posto di jana Maista.
Due regine in un solo regno era un eccezione ,ma le due accettarono di buon grado.
Le Janas trovarono molte gemme preziose e oro vagando all’interno delle montagne e nelle fessure terrene, che ebbero sempre cura di depositare nel sotterraneo piu profondo del loro palazzo roccioso.
Il sotterraneo si riempì così tanto ,ma, così tanto , che le regine decisero che era giunto il momento di sbarazzarlo.
Questo voleva dire scendere al paese , scegliere un uomo e condurlo nel proprio regno per donargli tali ricchezze.
Ma la scelta doveva essere attenta.
Le Janas così quella notte ,frizzanti come non mai,scesero a Cagliari ,s’introdussero per le case attraverso il buco della serratura e spiarono i visi dei dormienti ascoltandone i sogni . . .
Ma . . . , i loro sogni erano tutti ricchi d’avidità e ingiustizia! Tanto che si allontanarono indispettite dalle abitazioni ritenendo che nessuno meritava tale dono! . . .
Feliciana fu attratta dal buco di una serratura di una porta molto vecchia, vi entrò e sentì qualcosa di positivo muoversi nell’aria.
Si diresse in punta d’ali nella camera da letto dove scorse nel suo russare un uomo.
Poggiò la sua mano sulla fronte secca dell’ uomo che dormiva,scrutando con occhio attento il dipinto di serenità che si apriva sul suo volto.
Essa , entrò così nei sogni di quest’ultimo e vi trovò divertita giochi e spensieratezza
Vi uscì un solo attimo per avvisare le altre sue compagne e le invitò a penetrare nel sonno e nei sogni dell’uomo. Si divertirono molto circondate dalla natura in quel “non luogo” magico . . .
Tra mille colori e fantasie esplorarono quell’immenso labirinto mentale, trovandovi tanto bene e beatitudine..
Lo scelsero.
Per svegliarlo sussurrarono il suo nome all’orecchio per ben tre volte. Lo presero e lo condussero sulla montagna.
Paolino, così si chiamava l’uomo, ancora assonnato e stupito da quel celestiale rapimento venne condotto nel sotterraneo. Là, le Janas gli mostrarono i bauli colmi di pietre preziose, oro e gioielli, costruiti con le loro mani, e lo invitarono a prendere tutto.
L’uomo accondiscese e non se lo fece ripetere due volte . Essendo lui molto povero vide colorarsi il suo futuro in tutto quel brillare di preziosi.
Ma quando Paolino si riempì le mani di tanto ben di dio, queste ricchezze caddero in cenere. Ci provò tante volte , ma, tutto veniva trasformato in cenere! Tanta, tanta . . . cenere.
Il gesto delle Janas le parve un ulteriore schiaffo alla sua miseria, ma non si lamentò, deluso guardava le fate che ridevano e schiamazzavano e prendendole per autentiche burlone, voltò loro le spalle per andarsene . . .
Camminò su tappeti bellissimi che lo condussero all’uscita , passò per le diverse sale dove rimase incantato da tanta bellezza,giunto al foro principale a stento cercò di uscire, rannicchiandosi più che poteva. Si fecce piccolo piccolo. . .
Una volta fuori, scese per il bosco e tornò al paese.
<< Che fai ancora in piedi Paolino? >> le chiese l’anziana Titina che non riuscendo a dormire per la troppa afa, prendeva il fresco seduta su una sedia di paglia nel giardino.
L’uomo si fermò a raccontarle ciò che gli era accaduto, e Titina sorrise…sorrise…e tornò a sorridere.. perchè lei sapeva!
Sapeva la tanta fortuna che era destinata a Paolino!!
Si raccomandò con lui di tornare alla luce del sole al regno delle Janas, doveva portare con se un rosario e dell’acqua benedetta e gettarle sul tesoro, solo così poteva rompere l’incantesimo e portare via tanto ben di dio..
Paolino era felice, voleva fare per filo e per segno ciò che l’anziana signora le diceva.
Si recò alla chiesa vicina, svegliò il prete e si fecce consegnare l’occorrente.
Torno all’albeggiare al palazzo di roccia e riuscì a prendere tutte le ricchezze.
Al paese festeggiò, diventando l’uomo più benestante .
Compro campi da coltivare e tanto bestiame e visse finalmente felice curandosi degli agricoltori che lavoravano per lui e trattandoli con dovuto rispetto e riguardo. Aiutò molti bambini poveri . Ormai tutti parlavano della sua avventura al paese e speravano in un ritorno delle fate!
Cicittu , marito di Pina, la grassoccia signora che per prima buttò giù le Janas Felicita e Feliciana al paese di Anela in quel giorno di festa che vi narrai, era gelosissimo del destino fortunato che aveva colpito il compare.
Così ,decise di creare nella sua porta di casa la serratura più grande , bella e luminosa del paese, e là decorò di foglie e frutti.
Sperava così d’ingannare e condurre le fate alla sua casa.
Era una serratura grandissima, la piu grande che ci sia mai stata sulla faccia della terra !
Si apriva con una chiave grandissima di cui Cicittu andava fiero.
Passarono molti anni e Cicittu non si arrendeva , la notte prima di dormire suonava il suo flauto sapendo che alle Janas piaceva tanto la musica, convinto di richiamare così la loro l’attenzione.

Fino a quando . . . un giorno . . .
Felicita e Feliciana una notte riunirono le tante sorelle e decisero di regalare nuovamente gli ori accumulati.
Scesero al paese mentre la luna piena faceva capolino tra le nubi , e girarono di casa in casa , di sogno in sogno,fino a quando attratte da una serratura enorme e luminosa incisa di fiori e frutta,decisero di entrarvi tutte , una dopo l’altra e divertite dai tanti strumenti musicali che trovarono all’interno della casa ( strumenti che Cicittu aveva fatto costruire apposta) ballarono e suonarono per quasi tutta la notte.
Poi , stanche, presero l’uomo dal suo letto e lo condussero al palazzo roccioso.
A Cicittu non sembrava vero! Finalmente!
Le Janas le donarono tutto, lui toccava e diveniva cenere, ma non si spaventò, sapeva ciò che doveva fare.
Corse come un pazzo fino giu al paese, svegliò il prete e si fecce dare l’acqua santa e il rosario. .
Nel camminare per le vie del paese , Cicittu passò di fronte casa di Mundicca “ la bruxia” che , affacciata alla finestra quasi gli fecce prendere un colpo quando , sospirò con voce rauca queste parole :
<< Mala Jana ti currada ! >>
( Cattiva fata t’insegua ! )
Cicittu ebbe un fremito, poi ,brontolando toccò il ferro di cavallo che portava sempre con se, mentre la vecchia ridacchiandosela chiuse la finestra.
Intrecciò le dita in segno di protezione, e s’incamminò per il bosco per tornare al palazzo di roccia. Cammina , cammina, fu rapito da una musica che pareva chiamarlo a gran voce. Si affacciò tra i cespugli e fu ammagliato da delle splendide creature che nude ballavano e si divertivano.
Cicittu pensò di fermarsi un oretta con loro, non poteva rinunciare a nutrirsi gli occhi di tanta mirabile visione. Rapito da un flusso magico ballò con loro, poi ricordando l’avido compito che doveva portare a termine le abbandonò .
Si sentiva tanto stanco e affaticato nonostante avesse passato un’ora soltanto con tali splendide creature . . . così tanto ,che, assettato si fermò a bere al fiume prima di proseguire.
La luna piena illuminava l’antica terra e nel chinarsi alla foce , Cicittu scorse il suo viso riflesso nell’acqua . . . . . .
era cambiato. . . . .
.. Era invecchiato!
Barbuto e con la pelle piena di rughe !
Il riflesso dell’acqua non poteva mentire!
Si guardò le mani, che vide secche e ruvide!Si spaventò tantissimo e capì che in realtà non aveva ballato per un ora , ma per lunghi , lunghi anni, senza rendersi conto del tempo che passava. Le creature del bosco , fate bellissime , l’avevano ingannato e ora sentendolo vicino alla morte l’avevano liberato . . .
Cicittu corse affannosamente fin giu il paese, e là trovò tutto cambiato.
C’erano più abitazioni e piu strade . . .
Titina e Mundicca erano ormai morte da tempo. . .
Le figlie delle loro figlie continuavano i loro rituali magici , modificati un poco dal tempo…
Lui appena arrivò alla porta della sua casa bussò fortissimo!
Aprì una fanciulla sconosciuta che lo guardò impietosita.
Cadde a terra e sospirò l’ultimo alito della sua vita.
Le Janas le avevano rubato il suo tempo.