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Mitologia_Il web dei miti_Le divinità dei boschi e dell’aria_

27 Aprile 2007 670 commenti


LE DIVINITA? DEI BOSCHI E DELL?ARIA

La campagna antica era popolata di deità selvagge e gioiose. La natura umana e la bestiale si univano , negli istinti e nelle forme , nei sàtiri o fàuni , che vivevano nei boschi ed avevano il corpo villoso , piccole corna di capra , il naso camuso, le orecchie appuntite e i piedi di becco . Nei tramonti ardenti dell?Attica o dell?Arcadia , il pastore e il villico credevano talvolta di veder passare , nell?ombra delle foglie d?oro , l?aspro e rossigno satiro , mentre rincorreva un?agile ninfa . Talvolta , senza vederlo , udivano nel brusìo dei pini e degli ulivi la melodia dei suoi strumenti .I satiri erano il gruppo più turbolento del corteo di Bacco .

I satiri e il dio Pan

Capo dei satiri era Pan , figlio di Mercurio , dio delle gregge e dei pastori , venerato specialmente in Arcadia . Lo si rappresentava col viso invermigliato e cotto dal sole , con corna di ariete e barba fulva di capra , le cosce coperte d?ispido pelo e i piedi bisulchi .Amava errare per valli e montagne , accompagnando stuoli di pecore e capre , danzare con grida giulive e riposarsi nei caldi meriggi o nei crepuscoli soavi , soffiando nella zampogna .
Le ninfe ballavano al suono del suo strumento di canne , tenendosi lontane da lui , perché ne avevano paura . E i pastori , che lo adoravano e gli offrivano agnellini e capretti , tremavano al pensiero degli spaventi che quel dio burlone soleva suscitare nelle ombre della sera o nelle tenebre notturne , spezzando un ramo d?albero con un colpo secco , o gettando grosse pietre in un burrone , o facendo fremere tutta la selva di un?improvvisa folata , che pareva un lamento umano . Quel terrore , che costringeva gli uomini e bestie ad una subitanea fuga , si diceva pànico.
Tre ninfe furono amate da Pan : Piti , che fu cambiata in pino dal ventoBòreageloso della sua predilezione per Pan;Eco, che morì, si dice, vittima della gelosia del dio caprìpede , e Siringa.
La storia dell?amore di Pan per Siringa , ninfa d?Arcadia , è una delle più graziose favole antiche .
Respinto dalla fanciulla che si era votata al culto di Diana, il dio l?inseguì per selve e monti . D?improvviso , il fiume Ladonesbarrò la strada della fuggitiva. Nella disperazione , Siringa si gettò nelle onde , invocando le ninfe della corrente , sue sorelle. Dove il bel corpo disparve , sorse un ciuffo di canne .Pan , afflitto , credete di udire , nel brusìo di quei fragili fusti che mormoravano al vento, la voce della ninfa.
Col rustico coltello tagliò sette canne di decrescente lunghezza , le saldò insieme con gialla cera e ne fece uno strumento musicale. Tale fu l?origine della zampogna , detta in greco <b<siringa.

Le ninfe leggiadre e serene.

Con lo stuolo irruente e quasi selvaggio dei satiri , le campagne e i boschi ospitavano il ridente sciame di ninfe , giovinette dalla fresca bellezza , immagini delle forze della natura propizie e serene . Le ninfe sono l?anima degli elementi fidi e belli , e di rado cedono a passioni inique e violente . Sono figlie di dèi e di uomini . Hanno perenne giovinezza , ma possono morire.La loro vita è tutto un intreccio di giochi , di danze , di scomparse repentine , di metamorfosi e d?amori . Sono in continuo litigio coi satiri zotici e maligni . Ogni montagna , ogni prato , ogni bosco , ogni albero , come le acque delle fonti e del mare , vivificate rispettivamente dalle Nàiadi e da Oceanine e Nerèidi , ha le sue ninfe graziose e festevoli .

Le Driadi , immortali , proteggono le foreste ; le Amadrìadi , mortali , si celano nella corteccia degli alberi ; le Napèe danzano con piè leggero sull?erba fresca dei prati e dei boschi ; le Orèadi hanno stanza nei valloni ombrosi della montagna e nelle più recondite grotte .

Elios e Selene , divinità dell?atmosfera.

Nel cielo regnavano due deità supreme : Apollo , che si identificava con il sole, e Diana , che è l?incarnazione del ritmo lunare . Ma Sole e Luna erano umanizzati anche in deità minori , in Elios e in Selene , sua sorella . Elios , coronato di raggi , conduceva il gran carro solare , guidato da cavalli bianchissimi , che usciva dal fiume Oceano e , raggiunta la volta del cielo , ridiscendeva entro un fervere d?infocati vapori .Intorno al corpo bellissimo di quell?auriga splendeva un insostenibile nimbo di luce .
Già vi è stato detto di Fetònte , che alcuni poeti fanno figlio di Elios , altri d?Apollo . Sapete come , mal reggendo il carro paterno , minacciasse d?incenerire il mondo . Giove lo fece precipitare nel Po. Le sue sorelle , le Elìadi , piansero sulla sua tomba , finchè la pietà degli dèi non le trasformò in tremuli pioppi. E dalle loro lacrime nacque l?ambra , ch?è dorata come il sole .
In Selene , che spesso s?identifica con Diana , gli antichi veneravano il dolce splendore e il fedele ritorno della luna . Questa divinità , secondo il mito àrcade , fu amica di Pan, ma ad essa viene attribuito anche il tenero amore per il pastore Endimiòne , di cui si è già narrato nella leggenda di Diana .

Eos , la vergine dalle mani di rosa.

Sorella di Elios era considerata anche , oltre Selene , ?Eos , che personifica l?aurora . ?Eos era detta la vergine dalle mani di rosa , dal colore delicato di cui la sua apparizione inonda il cielo . La si raffigurava splendida di bellezza , vestita con magnificenza , sopra un carro tirato da galoppanti corsieri .
Invaghitasi di Titone , fratello del troiano Priamo , ?Eos ottenne per lui da Zeus l?immortalità , ma dimenticò di ottenergli anche l?immunità dalla vecchiaia e dagli acciacchi . La dea , col passare degli anni , quando si vide accanto un Titone canuto e decrepito , prese in uggia il marito e dopo averlo relegato in una stanza dalle porte di metallo , da dove si continuava ad udire il suono della sua tenue voce, simile al frinire della cicala , se ne liberò definitivamente trasformandolo appunto in cicala .Alcuni vedono nella vicenda di Titone la personificazione del giorno nelle sue varie fasi .
Dalle nozze con Titone nacquero Ematione , Hemèra , che fu concepita poi come la dea del giorno , e Memnone , quel famoso re degli Etiopi di cui i ragazzi che abbiano letto l?Iliade si ricorderanno giacché Omero lo presenta in lotta con i Greci a difesa di Troia e lo fa infine uccidere da Achille.Suo figlio morto ?Eos fece cadere le sue lacrime che arrivarono sulla terra sotto forma di rugiada .

?Eolo , il severo custode dei Vènti .

Alla muta discordia dei Venti poneva freno ?Eolo , figlio di Giove , che li teneva serrati nelle buie caverne delle isole Lipari e ne regolava il soffio a volontà . Bòrea , il gelido vento del Nord ; Noto , il caldo e minaccioso alito africano ; ?Euro, il vento rapido dell?Est; Zèfiro , messaggero della primavera , dalle ali di farfalla , ubbidivano al cenno del suo tridente .
L?episodio più noto che riguarda ?Eolo si ricava da un canto dell?Odissea : da ?Eolo Ulisse aveva ricevuto in dono i venti chiusi in un otre , ma quando i compagni dell?eroe aprirono l?otre e i venti lo ricondussero nell?isola , il dio , ritenendo Ulisse oggetto dell?ira divina , gli negò ogni aiuto .
L?anima delle tempeste , dei vortici e delle trombe marine era dalla favola rivestita di personalità nella feroce malevolenza di mostri come Tifèo , o Tifòne , dalle cento teste ( l?uragano) ; Echìdna , serpente trascolorante ( la nube che precede la tempesta ); Scilla e Cariddi , in agguato nelle caverne di due scogli dello stretto di Messina ; la Chimèra , dalle fauci di fuoco , e le Arpìe che , in quanto rapitrici di esseri umani , erano identificate , al pari delle figlie di Bora , con le divinità del turbine .

( Continua?)

Tratto dall?ENCICLOPEDIA DEI RAGAZZI (Il libro dei miti _Arnoldo Mondatori Editore_) Stampato in Italia-Giugno-1956
_Proprietà letteraria e artistica riservata dell?editore Arnoldo Mondatori_

(Trascritto per il web da me ,Silvana ,avendo trovato questi racconti mitologici di particolare bellezza nella loro semplicità e trovandoli un buon spunto per ritornare a queste fiabe quasi dimenticate ai nostri tempi. Apriamoci a questo mondo .)

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"Arte Poetica"

26 Aprile 2007 4 commenti
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Mitologia_Il web dei miti_Le divinità del mare_

26 Aprile 2007 32 commenti


LE DIVINITA? DEL MARE

A NETTUNO , figlio di Saturno e di Cibèle , che i Greci chiamavano Posidòne , Giove , suo fratello , diede per dominio il mare . Per poco , suo padre , mosso dalla consueta fame rabbiosa , non lo divorò come gli altri fratelli . La madre diede da mangiare in sua vece all?abbruttito Saturno un puledro, e quello , senza troppo pensarci , inghiottì il cavallino e risparmiò il futuro dio delle onde .Dapprima Posidone fu fedele a Giove e lo aiutò nella guerra contro i Titani ; poi , per gelosia dell?impero sterminato che l?Olimpio s?era aggiudicato da sé , complottò con Apollo per precipitare il padre degli dèi dal suo eccelso trono . Andata a male la congiura , fu scacciato dal cielo , e con Apollo andò ad aiutare Laomedonte che stava costruendo le mura di Troia. Ebbe una serie d?altri contrasti quando pretese di dare il proprio nome ad Atene , che invece si intitolò a Minerva .
La reggia di Nettuno è in fondo al mare . La luce , filtrata dalle acque , vi fa scintillare le madreperle ed i coralli , e palpita nel mistero verdazzurro delle grotte , fra le chiome delle alghe e le corolle dei fiori marini . In quel silenzio fatato , Nettuno regna con la sua sposa Anfitrìte , figliola dell?Oceano , già restia all?amore di lui , ma fedele dal giorno in cui due delfini la vennero a prendere sulle falde del monte Atlante e la condussero al dio in un carro a foggia di conchiglia . Posidone domina l?elemento liquido , scatena e placa le burrasche, suscita e incatena i mostri , fa spesso tremare la terra con il sussulto della sua collera ( terremoto ) . Capriccioso e violento , vendicativo e benefico , fa sorgere all?improvviso in pieno mare un isola o un arcipelago , e dall?arido sasso fa scaturire una fonte , per la gioia dei viandanti arsi dal sole .
La Grecia , paese marittimo e navigatore , vedeva in questa divinità terribile e feconda quasi un secondo Giove , e ogni quattro anni celebrava in suo onore splendidi giochi sull?istmo di Corinto : i giochi ìstmici .
Nettuno è comunemente rappresentato con l?aspetto di un uomo vigoroso , nudo o cinto d?un drappo svolazzante , sopra un carro in forma di conchiglia , tirato da cavalli marini . Nei foltissimi capelli a ciocche è evidente un?allusione alle arricciate onde del mare .Il suo attributo principale è il tridente . Il suo equipaggio galoppa , sollevando spruzzi di spuma sui sentieri verdi dell?Oceano , circondato da tutta la coorte dei tritoni , delle nerèidi , dei delfini e dei mostri dell?abisso .
Nettuno generò : Tritone , metà uomo e metà pesce , che gli serviva da messaggero e comandava uno stuolo di mostri turbolenti e sciaguattanti , suoi pari , tutti armati di conchiglie sonore con le quali facevano una musica discorde intorno al carro di Nettuno ; Glàuco , destinato a tramutarsi in pesce ; Polifemo , gigante terribile con un solo occhio in fronte , che abitò le coste della Sicilia , fu accecato da Ulisse , ed amò invano la bella ninfa Galatèa; e Antèo , gigante libico , che fu ucciso in una dura lotta da Ercole .

Le divinità minori del mare

L?oceano, pieno di misteri e di spaventi , d?incantesimi e di mostri , suscitò nell?immagginazione degli antichi numerose personificazioni di tutte le forze , dei segreti , delle aspre collere , della voluttà delle sue ore di calma e di splendore .
Così nacquero le divinità marine minori : dall?antico mitologico Oceano , figlio del Cielo e di Vesta , sposo di Tètide e padre delle Oceanine , ninfe del mare , a Protèo e Nerèo , suoi figli, abitatori degli abissi salati ; da Glàuco , figliolo di Nettuno , che da pescatore si tramutò in pesce , avendo mangiato un?erba miracolosa , a Forco , altro dio marino , che ebbe una figliolanza spaventevole di mostri : le tre Gorgoni , le Graie, vecchie perenni,cieche e sdentate , Ladone ,drago che custodiva il giardino delle Espèridi e (secondo alcuni ) anche il mostro di Scilla che fracassava tutte le navi nello stretto di Messina . Intorno al carro nettunio nuotavano e battevano l?acqua ricamata di spuma le Nerèidi,figlie di <b<Nerèo , cui si attribuiva una bella barba azzurra . Qelle cinquanta ninfe splendide e gaie intrecciavano ghirlande di fiori marini , danzavano sull?onde come su lastre di marmo , accompagnando la conchiglia opalina di Anfitrìte .
La pianura ondosa brulicava di quelle deità verdazzurro , come il gorgo profondo brulica di pesci e di mostri .
Nello sterminato silenzio del mare , non discosto dalle rive della Sicilia , i marinai languenti di nostalgia udivano talvolta un canto divino . Era un coro di voci di donne , d?una dolcezza che inteneriva il cuore . Aveva qualche cosa delle ninnananne dell?infanzia ed era , al tempo stesso , un canto di ebbrezza . Gli uomini abbandonavano le funi e il timone , ed ascoltavano . La fame li trovava insensibili e le Kere , spaventose dee della morte , venivano a prendere i loro corpi esanimi. Tutta la costa biancheggiava d?ossa portate dal mare . Era il canto delle Sirene ! Ulisse l?udì e , per non morire , dopo aver tappato le orecchie dei compagni con la cera , si fece legare all?albero maestro .
Orfèo , passando sulla nave degli Argonàuti , osò lottare con quelle dee canore e perfide , e, vintele con la cetra , ebbe la gioia di vederle precipitarsi indispettite nell?onde e tramutarsi in scogli .
Talvolta i naviganti vedevano forme strane formarsi e svanire nei vapori dell?orizzonte o nei veli della nebbia . Ora era la testa d?un leone , ora la spirale d?una serpe , ora un riflesso di fiamma , ora il turbine di spuma d?un torrente . . . In quei giochi di luce , in quei miraggi , la fantasia antica vedeva i giochi e le burle d?un dio astuto e volubile , Proteo , a cui Nettuno aveva affidato la custodia dei suoi greggi di foche e di vitelli marini . Questo pastore che aveva per prati le acquee per stalle le caverne sottomarine , possedeva la virtù d?indovinare il futuro . Ma era un affar serio farlo parlare . Prendeva tutte le forme immaginabili , pur di sfuggire alla gente che cercava di consultarlo !
Egli è un vecchio genio del mare , e ne conosce tutti i profondi recessi ; egli sa tutte le cose vere , le passate , le presenti e le future , ma chi voglia sentire da lui predire il futuro , deve costringervelo con la forza , cogliendolo all?impensata , quando egli , nelle calde ore del pomeriggio , si adagia a fare la siesta in fresche grotte ; allora bisogna legarlo solidamente , resistere a tutti i suoi tentativi di fuga , nei quali assume le più svariate forme , di serpente , di leone , di ardente fiamma , di piante altissime , di acqua scorrente ; e dopo ch?egli ha riconosciuto l?impossibilità di svincolarsi , allora si decide a manifestare ai mortali la volontà degli dèi e gli immutabili decreti del fato .
E l?equipaggio , mentre la nebbia sfioccava o la nube si adagiava nell?ombra violacea della sera , parlava con ammirazione delle astuzie messe in opera dal grande Menelao reduce della guerra di Troia , per incatenare il dio ( che sapeva diventare ora un albero fronzuto , ora un drago , un cinghiale , un? onda limpida ) e conoscere da lui la via del ritorno in patria .
Un?altra nota leggenda che fiorisce dal mare è quella famosa di Scilla e Cariddi , per i due sfortunati amanti , condannati , per disgraziate avventure , a lamentarsi per l?eternità nello stretto di Messina .

( Continua?)

Tratto dall?ENCICLOPEDIA DEI RAGAZZI (Il libro dei miti _Arnoldo Mondatori Editore_) Stampato in Italia-Giugno-1956
_Proprietà letteraria e artistica riservata dell?editore Arnoldo Mondatori_

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Mitologia_Il web dei miti_Il mito di Mercurio_

24 Aprile 2007 4 commenti


IL MITO DI MERCURIO

Mercurio , che i Greci chiamarono Ermes, figlio di Giove e di Maia , è la personificazione del vento e il dio dell?eloquenza , il messaggero di Giove, il protettore dei pastori , dei viaggiatori , dei mercanti e dei ladri . Attribuzioni alquanto eterogenee , in verità : ma un sottile filo le allaccia . In qualità di dio del vento , Mercurio deve proteggere l?eloquenza degli avvocati e degli oratori , che spesso ha l?inconsistenza del vento ; i messaggeri hanno ali ai piedi , i viaggiatori vorrebbero averle ; i ladri s?insinuano dappertutto e fuggono come il vento . Se Mercurio è il dio dei ladri , nulla impedisce che possa esserlo anche dei mercanti ?

I furti di Mercurio.

Nelle montagne della Pièride , Apollo pascolava cinquanta floride giovenche ; mentre il dio della luce sonnecchiava nella fresca notte , Mercurio giovinetto gliele spinse in branco nella valle e le serrò tutte entro una grotta del monte Cillenio . Essendogli venuta fame , non indugiò un attimo a scannare due vitellini poppanti e a cuocerli a fuoco vivo : naturalmente , in qualità di dio , si limitò ad aspirare il profumo generoso della carne arrostita . Nel frattempo Apollo si svegliò e con grande stupore vide che l?armento era scomparso . La sua chiaroveggenza divina lo illuminò tosto sulla sorte delle giovenche . A grandi passi corse verso il monte Cillenio , trovò la caverna e vi penetrò , ribollente di furore . Ma Mercurio lo ammansì senza la minima difficoltà . Nella notte , per gioco , s?era costruito uno strumento musicale , con sette corde tese sul lato concavo del guscio d?una testuggine , e ne traeva suoni ammalianti m. Apollo ascoltò rapito . Il dio dell?armonia davanti a quel prodigio dimenticò tutto . Mercurio se la cavò restituendogli le giovenche e regalandogli la lira. Apollo , anzi , spinse la sua indulgenza sino ad affidargli la custodia dell?armento ! Il mito dell?armento d?Apollo rubato da Mercurio s?interpreta naturalisticamente così ; Mercurio è il vento che lo scaccia e le porta lontano , le nasconde ai remoti confini del cielo ; Apollo è il sole che le ritrova e , aiutato dal vento stesso , le riporta a pascere nelle praterie azzurre , affinché , sciogliendosi in benigna pioggia , fecondino i campi .
Che Mercurio fosse un?incorreggibile ladro lo attestano mille furti posti a suo carico dalla favola : ad Apollo rapì anche il turcasso e le frecce , a Vulcano il martello e l?incudine , a Venere il cinto , a Nettuno il tridente , a Marte la spada . . . Ma vogliamo credere fossero piuttosto burle che furti , tanto più che il re degli dèi gli voleva bene e lo aveva nominato prima suo coppiere , al posto di Ebe- la bellissima dea della giovinezza , caduta in disgrazia- poi suo messaggero ed ambasciatore .

I servizi resi da Mercurio agli dèi.

Quante cose difficile seppe condurre a termine questo dio , ràpido come il vento e astuto come la volpe! Quando si trattò di dare un educazione a quel bricconcello di Eros , figlio di Venere , a chi si pensò ? A Mercurio . Di chi si servì Giove per mandare messaggi minacciosi a Promèteo sul Càucaso ? Di Mercurio. Chi aiutò Plutone , dio dell?Averno , a rapire Proserpina?Mercurio . Chi aiutò Marte a scappare dalla prigione in cui l?aveva rinchiuso Vulcano , oltraggiato da lui? Mercurio. Chi portò Bacco fanciullo , minacciato da Giunone , alla grotta di Nisa? Mercurio .
Ad un cenno di Giove, ecco il dio snello ed astuto lanciarsi nell?àere , battendo le alucce che ornano i suoi magici sandali e che gli servono del pari a dominare l?elemento umido e la terra immensa , con in capo un cappelletto tondo , il pètaso, e nella sinistra il caducèo , la bacchetta che gli fu donata da Apollo e intorno alla quale sono avviticchiate due serpi . Quello scettro alato è un simbolo di pace : Mercurio , avendo trovato un giorno due serpi che lottavano sibilando , con quella bacchetta le separò , ed eccole ancora su quella bacchetta allacciate e quiete. Uomini e dèi se lo trovano davanti all?improvviso .
Mercurio porta ordini e messaggi , adempie incarichi di fiducia dotato com?è di una memoria d?acciaio .

Mercurio uccide Argo , custode di Io.

Giove s?era innamorato di Io, figlia di Inaco , e per sottrarla alla collera di Giunone l?aveva convertita in una bianca giovenca . Ma Giunone subodorò l?inganno e pregò il suo sposo di concederle in dono il bell?animale dallo sguardo umano . Ecco Giove preso al laccio . Come rifiutare il dono senza destare sospetto? Quando Giunone ebbe tra le mani la povera Io in spoglia bovina , l?affidò alla sorveglianza di Argo , figliolo d?Agènore , il quale aveva nientemeno che cento occhi intorno al capo e ,. Anche nel sonno più profondo , ne teneva sempre aperti almeno cinquanta . Argo faceva la sua guardia con tale zelo , che Giove era ridotto alla disperazione .Allora , come in ogni caso difficile , il re degli dèi si confidò a Mercurio . Una scrollatina alle ali dei sandali , e Mercurio tagliò l?aria al di sopra del pascolo barricato ove Io mangiucchiava svogliata un po? di fieno , sotto i cent?occhi di Argo .
Prese l?aspetto di un pastorello , e sedutosi a pochi passi dal mostruoso custode , in una macchia di faggi , cominciò a sonare sul flauto l?aria boschereccia più bella . Argo , stupito , ascoltava. Avrebbe voluto slanciarsi verso l?invisibile musico , ma la canzone era così soave che non gli riuscì muoversi . Un languore strano fecce chiudere ad uno ad uno i suoi occhi ., come certi fiori appassiti dalla canicola . Mercurio saltò fuori dal cespuglio e con un colpo di spada gli tagliò la testa . Ma Giunone non era meno abile di lui e fece pungere la candida vaccherella da un tafano. Quanto corse la povera Io , lacerando l?aere con muggiti lamentosi ! Attraversò a nuoto il Bosforo , attraversò galoppando la Fenicia arsa dal sole , bevve con sordo gorgoglio l?acqua del Nilo scorrente tra basalti neri .Solo in Egitto Giove potè liberarla dal terribile tafano che l?aveva inseguita e ridarle il suo bel volto e i suoi capelli d?oro . Giunone dovette confessarsi vinta e , per onorare la memoria d?Argo , costellò con cento occhi la variopinta coda del pavone , che divenne il suo uccello prediletto.

( Continua?)

Tratto dall?ENCICLOPEDIA DEI RAGAZZI (Il libro dei miti _Arnoldo Mondatori Editore_) Stampato in Italia-Giugno-1956
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Solo Esiste

24 Aprile 2007 1 commento

Solo Esiste Roberto
Fernàndez Retamar

Solo esiste davvero chi dialoga
e faccia a faccia con la grande aria ,
ansando con le cose universe,
strappa loro voci , lettere
che con dura pietra negavano .

E’ soltanto chi lacerò la luce
e le vide il tremendo volto dorato ,
vide l’osso del mattino ,
la polvere stretta all’albero ,
la bruciatura a chi ride .

Ma pesa come ferro finale
poiché è , questi di vista vera
che scorge le grucce dell’aria ,
il delicato falco della sera
che cade sull’oscura preda .

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"Sveglia"

23 Aprile 2007 30 commenti
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Intervista_Dr.Drer & CRCPOSSE_

23 Aprile 2007 17 commenti


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ASCOLTATELI !!!
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Mitologia_Il web dei miti_I miti di Cèrere e di Bacco_

20 Aprile 2007 84 commenti


I MITI DI CERERE E DI BACCO

Cèrere e Bacco furono messi in stretta relazione nel culto : la dea benefica insegnò infatti agli uomini a coltivare le messi , mentre Bacco insegnò a piantare le viti . Pieno di poesia è il mito di Cèrere e di Prosèrpina , la figlia affannosamente cercata ; vivide di fantasia sono le favole del dio del vino , della gioia e del benessere fisico .

Cèrere , la madre del grano .

In Cèrere ? o Demètra , come la chiamavano i Greci ? che le statue e i bassorilievi antichi rappresentano con un mazzo di spighe e di papaveri in una mano , si venerava la dea dell?agricoltura . La sua leggenda aveva relazione con la fertilità della terra e col lavoro che ne spreme l?alimento e la vita .

Cèrere era nata da Saturno e da Cibèle , figlia della Terra . Dalle sue nozze con l?eroe Giasone nacque Pluto , dio della ricchezza . Non contenta di rivelarsi agli uomini abitatori dei campi per spiegare loro i riti dell?arte agraria , Cèrere educò l?eroe Trittòlemo e, confidatigli i segreti dell?aratura e della semina , lo spedì pel mondo sopra un carro alato tirato da dragoni , acciocché diffondesse l?amore per le fatiche serene e ricche di compensi della coltivazione. Un?antica tradizione attribuiva la fondazione dei misteri sacri di Elèusi a Demètra stessa , che ne aveva fatto la rivelazione agli Eleusini per ricompensarli della pietà con la quale l?avevano accolta quando errava , in forma di umile vecchia , sulle tracce di Core, o Prosèrpina , sua figlia: Plutone , re dei morti , emerso d?improvviso col suo carro , mentre la bellissima fanciulla coglieva fiori presso la fontana <b<Aretusa , l?aveva rapita . La madre Cèrere , disperata , si era posta subito alla ricerca della sua figliola . Finalmente il Sole , impietosito , le rivelerà la buia sede della giovinetta , ormai regina dei morti .Allora Cèrere discese nell?inferno , ma le fu precluso l?accesso alla reggia di Plutone . Indignata , colpì la Terra di un?orrenda maledizione che isterilì le zolle , disseccò la verzura e fece cader morti i buoi nei solchi . Giove temette che la razza dei mortali fosse per perire , e intervenne , mandando Mercurio al dio dell??Erebo , per ottenere la restituzione della figlia di Cèrere . Plutone accondiscese a lasciare che Prosèrpina per l?avvenire vivesse con la madre in Olimpo durante otto mesi dell?anno . Allora Cèrere esultante ridonò alla Terra tutti i suoi frutti e tutti i suoi fiori . Un?ubertosa estate consacrò la sua riconciliazione con le potenze del cielo e dell?inferno .

Nel mito pieno di poesia di Core , che per otto mesi dell?anno brilla in tutta la sua giovanile bellezza nella piena luce dell?Olimpo , mentre per quattro mesi è destinata a scomparire nelle cupe viscere della terra , si distingue chiaramente il ritmo perenne della vegetazione alla quale l?inverno riserba un triste letargo , interrotto dal risveglio vivificante e gioioso della primavera .

L?infanzia di Bacco.

Figlio di Giove e di Sèmele, Bacco , il dio del vino , che i Greci chiamavano Diòniso , è oggetto di un richissimo ciclo di favole e di leggende , sorte in tutte le regioni della Grecia , nella Tracia e nell?Asia . Quando Giunone s?accorse che Sèmele , figlia di Glàuco , doveva metterlo al mondo , le consigliò perfidamente di chiedere al re degli dèi di apparirle nel suo aspetto divino e glorioso . Ben sapeva la gelosa consorte del nume che la vista di Giove l?avrebbe arsa . E così avvenne . Le fiamme di cui Giove splendeva incenerirono la povera Sèmele . Ma l?Olimpo raccolse il bambino , nato anzi tempo , e se lo cucì in una coscia . Venuta l?ora , lo rimise in luce e lo affidò a Mercurio . In questa strana storia si crede di sorprendere un?allegoria dei fenomeni e delle operazioni che danno luogo alla produzione dell?uva e del vino .Sèmele è forse la terra in primavera ; Giove il sole che la feconda e poi la riarde coi calori estivi ; in Bacco , cucito nella coscia del dio e rimesso in luce a buon punto , si può vedere , se si vuole , il vino che si forma nei tini tenebrosi . Bacco fu portato da Mercurio alle ninfe della montagna di Nisa , che abitavano una grotta tappezzata di viti vergini . Le ninfe e i sàtiri dai piè caprini si votarono all?educazione del bricconcello ricciuto .Cèmbali e flauti lo tennero allegro . Tutto gli fu permesso: rincorrere il cerbiatto nei boschi , arrampicarsi sugli alberi , cercarsi il miele , fresco come rugiada , nei cavi dei tronchi . Più tardi divenne un gran cacciatore : ammansì miracolosamente le belve e si tenne accanto due tigri docili come gattini .

Il corteo di Bacco guidato da Silèno .

L?impresa più bella di Bacco fu quella di dare il vino ai mortali . Un giorno colti alcuni grappoli della vite che copriva le pareti della grotta , si provò a fare colare il succo in una coppa d?oro .Quando bevve il liquore vermiglio , sentì più che mai di essere un dio . Un nuovo grande dono per i mortali si sprigionava dal seno benigno della natura , per virtù del ridente figliolo di Sèmele . L?umanità avrebbe avuto il suo nettare .Ninfe e sàtiri assaggiarono la spumosa porpora , e una divina ebbrezza li assalì . Le valli risonarono di canti frenetici . All?ombra delle quercie e dei pini giacquero riverse le prime vittime del dolce inganno contenuto nella bevanda .
Bacco decide allora di partire per rivelare agli uomini l?arte d?inebriarsi col mosto fermentato . Ninfe e fàuni lo accompagnarono in sbrigliato corteo .Gli è accanto sempre vivente immagine della cràpula , Silèno vecchio satiro gonfio di vino , che trabocca di continuo dall?asinello che lo nporta , e che le ninfe e i satiri sorreggono , divertendosi del suo crasso buon umore . Sulla testa calva porta una corona d?edera a sghimbescio , e in mano tiene con stento una coppa sempre piena (è sempre vuota !) che gli innaffia la grossa pancia grinzosa . Il gioioso corteo attraversa regioni immense . L?Egitto e l?India ricevono il battesimo del vino . Giunone , che odia Diòniso a morte , lo perseguita con infiniti pericoli , lo colpisce di follìa , cerca di farlo incatenare nel sonno dai pirati ; ma il dio spezza i legami , trasformando la nave in vigna e i rapitori in delfini . I popoli accolgono con trepida gioia la rivelazione del mistero del vino e della coltivazione dell?uva . In questo aspetto del mito di Bacco è facile scorgere il simbolo della civiltà che si fa strada .

Tornato dall?Oriente in Frigia , Bacco è ricevuto con cortesia dal re Mida , al quale in compenso accorda il desiderato privilegio di mutare in oro ogni cosa . Privilegio non sempre benefico , perché , quando Mida addentava unamela , si rompeva i denti nell?oro , quando bevevo un sorso , si trovava in bocca un liquido d?oro ! Per poco il cupido re non morì di fame e di sete! <> Bacco con un sorriso lo liberò dall?infausta virtù col patto che andasse a bagnarsi nel fiume Pàttolo.
Da allora , le acque di quel fiume trascinano verso la foce pagliuzze d?oro .
Ma il vino , fonte di gioia e di poesia , è spesso causa di furore e delitto . Al pericolo nascosto di quella spuma bionda o di porpora , tentano di contrastare alcuni re dei territori che Bacco sta convertendo alla religione dell?ebbrezza . Licurgo , re di Tracia , va con le sue truppe a sorprendere nelle gole della montagna lo stuolo dei satiri e delle baccanti , e li fa tutti prigionieri , meno il dio , che si salva precipitandosi in mare . Ma Bacco si vendica rendendo cieco il re sacrilego . Penteo , re di Tebe , comanda gli sia condotto innanzi legato il figliolo glorioso di Sèmele .Ma il dio suscita il fulmine e fugge dalla reggia incendiata . Il re è fatto a pezzi dalla madre , dalle sorelle e dalle zie , in preda al furore sacro del vino .

Bacco e Arianna

Di ritorno dall?Oriente , Bacco sbarca con la sua corte rumorosa sulle fiorite rive dell?isola di Nasso . Il lido suona di canti scomposti . Dagli otri turgidi cola a fiumi la rossa bevanda . Intorno a Bacco , mollemente sdraiato sull?erba , sàtiri villosi e ninfe più bianche della neve , silèni ventruiti color del bronzo e baccanti scarmigliate , vestite di pelli di tigri e incoronate di tralci , si abbandonano a danze frenetiche , al suono di rauche conchiglie e di timballi .Il sole tramonta . Quando ecco , il vento leggero porta all?orecchio del dio l?eco d?un lamento. Chi è che piange e sospira nell?òrgia ? Due sàtiri vengono correndo a dirgli che nel piccolo bosco , ancora spruzzato d?oro dal sole , v?è una donna bella come una dea , che singhiozza accasciata all?erba . Bacco ordina che sia condotta al suo cospetto .

La donna è Arianna , sposa a Tèseo , che l?ha abbandonata involontariamente sull?isola deserta , perseguitato dalla tempesta .Bacco la contempla , cerca di confortarla , si accende della sua bellezza e del suo dolore . <> le dice alfine <> .
L e nozze vengono celebrate in un?immensa frenesia di danze e di cori.
Un carro tirato da pantere rapisce i due sposi divini verso le vette dell?Olimpo , mentre fauni e baccanti agitano i tirsi e gridano <> .

Il culto di Bacco.

Il culto di Bacco era ovunque diffuso nell?antichità . Si venerava il Diòniso non solo l?inventore del vino , ma anche l?ispiratore d?ogni entusiasmo , d?ogni ebbrezza .Le feste che si celebravano in suo onore ad Atene durante l?autunno , le dionisiache ,consistevano in cori e danze , in dialoghi e mascherate . Dalle botte e risposte lèpide della folla inghirlandata di tralci , sorse la prima commedia ; così come dai riti austeri che commemoravano le avventure dolorose del dio , naque la tragedia . Roma ereditò le dionisiache greche ma ne fece orge licenziose , i baccanali , specie di carnevale furioso di moltitudini in preda al vino , che correvano per le strade col volto sporco di mosto , urlando e vomitando ingiurie .Il nostro squallido carnevale è l?ultimo riflesso del rito di Bacco .
Diòniso era venerato in origine sotto la spoglia d?un albero avvolto d?edera .Più tardi lo si rappresentò come un bell?uomo virile barbuto , coronato d?edera e di pampini .All?epoca di Pèricle , il dio prende un aspetto effeminato , la sua tunica diventa quasi un velo , e nei capelli gli splendono gioielli donneschi . Talvolta ha sulle spalle una pelle di capra o di leopardo . Il suo carro è tirato dalle linci e dalle tigri , che ha ammansite durante il viaggio nell?India , ed è circondato dai fauni e dalle baccanti . La tazza e il tirso sono i suoi attributi ; la vite e l?edera , il fico e la quercia , i suoi alberi prediletti .Talvolta lo scultore o il pittore di vasi gli mette accanto la gazza , simbolo della chiacchiera petulante propria degli ubriaconi .

( Continua?)

Tratto dall?ENCICLOPEDIA DEI RAGAZZI (Il libro dei miti _Arnoldo Mondatori Editore_) Stampato in Italia-Giugno-1956
_Proprietà letteraria e artistica riservata dell?editore Arnoldo Mondatori_

(Trascritto per il web da me ,Silvana ,avendo trovato questi racconti mitologici di particolare bellezza nella loro semplicità e trovandoli un buon spunto per ritornare a queste fiabe quasi dimenticate ai nostri tempi. Apriamoci a questo mondo .)

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Mitologia_Il web dei miti_Il mito di Vulcano_

19 Aprile 2007 2 commenti


IL MITO DI VULCANO

A Presiedere all?instancabile e ardente fuoco , che doma i metalli e rende possibili le arti , i pagani elessero un dio zoppo e brutto di persona , il quale aveva più del fabbro che non del genio della fiamma. Vulcano , detto dai Greci Efeso , era figlio di Giove e di Giunone . Si narra che fosse così spiacevole d?aspetto , quando nacque , che sua madre prese a odiarlo e finì col precipitarlo giù dall?Olimpo. Il povero reietto cadde per un giorno intero e , quando si fermò , si trovò , tutto azzoppato , sull?isola di Lemno , isola fremente di fuochi nascosti . Là impiantò la sua fucina , in un cratere , e vi lavorò per nove anni , a battere e plasmare il ferro , il bronzo e i metalli preziosi . Nelle viscere fumose dell?Etna aveva un ?altra fucina ove , coadiuvato dai Ciclòpi , giganti con un occhio solo nel mezzo della fronte , batteva sull?incudine i fulmini di Giove e fabbricava una quantità d?oggetti e di gingilli per gli dèi . I boati dell?Etna , le sue piogge di sassi e di lapilli , le lente colate della lava erano per gli antichi l?indizio dell?attività sotterranea di Vulcano e dei suoi ìspidi e fuligginosi inservienti .

Stanco di affaticarsi sempre al buio , in una tormenta di scintille , Vulcano cercò un giorno di risalire all?Olimpo , donde la mala grazia di Giunone l?aveva così rudemente cacciato . Fabbricò un bel trono d?oro, tutto di filigrane e ceselli , e lo mandò alla madre . Ma appena ci si fu seduta , la dea si sentì legata da invisibili fili , e non valsero le fatiche di tutti gli Olimpi per staccarla dal fatale sgabello . Giove dovette mandare Mercurio fin nell?antro di Lemno , a cercare l?autore dell?infida scranna. Vulcano accettò di liberare Giunone , a patto di poter tornare , con tutti gli onori , nella reggia degli dèi.

Opere dell?olìmpico fabbro : Pàndora.

Non appena rientrato nell?Olimpo , Vulcano vi impiantò una formidabile fucina : faceva tremare con i colpi di maglio e con il soffio dei mantici le volte di cristallo del cielo !
Quante belle cose eseguì allora sopra l?incudine aurea! Tutti gli dèi reclamavano qualche gioiello da quell?artefice deforme e prodigioso . Giove ebbe da lui lo scettro e il trono d?oro ; il Sole , il carro scintillante ; Cèrere , dea delle messi , la lucida falciola . Vulcano cesellò coppe e guantiere per la mensa olimpica , fabbricò seggi per gli dèi , ornò di statue d?oro e d?istoriate lastre di rame le sale immense dell?Olimpo .Per Arianna fece un diadema che sembrava conserto d?astri , per Ercole una corazza d?oro che abbagliava , per Enea una completa armatura a ricchissimi sbalzi .Poi, per ordine di Giove irato contro Promèteo , eseguì il suo maggior capolavoro nell?effige della prima donna , Pandòra , che modellò in argilla e animò con una magica vita , rapita al fuoco .

La statua perfetta cominciò a muoversi , a sentire , a parlare . Tutti gli dèi le fecero un dono : Venere le diede la bellezza e infuse d?oro le sue morbide chiome ; le Grazie la cinsero di veli e la incoronarono di fiori ; Minerva la rese saggia ; Mercurio abile nel parlare ; Apollo le largì la virtù del canto ; Giove le diede un vaso misterioso e le disse : <> .
Ma meditava la perdita del benefattore degli uomini . Però Promèteo , diffidando di lui , ricusò d?aprire il vaso .
Suo fratello Epimèteo s?innamorò frattanto di Pandòra , e la sposò . Veduta l?anfora misteriosa , non seppe resistere alla tentazione di sapere che cosa contenesse. Il vaso fu aperto , e se ne sprigionò , in un boato , tutta la livida torma dei mali della terra .

Le nozze di Vulcano con Venere

Vulcano , tanto brutto da destare le risate degli dèi quando compariva nelle loro adunanze e nei loro conviti , ebbe la triste idea di sposare Venere , dea della bellezza . Non fu certo felice quell?unione tra un rozzo battitore di metalli e la bianca figlia della spuma del mare !!

La dea dei sorrisi e dei vezzi ingannò lo zoppo marito con Marte , dio della guerra : e quando , un giorno , Vulcano riuscì , con un sottile tranello , a imprigionarli insieme in una sottilissima rete e li fece vedere agli dèi congregati , invocando esemplare vendetta , non ottenne che grandi beffe e risate .
Vulcano viene rappresentato come un fabbro rozzo , muscoloso e villoso , avvolto d?una leggera tunica e con in mano un martello ed una tenaglia . Spesso si vede raffigurato con accanto un leone , belva il cui ruggito èvoca i rombi dei vulcani .

( Continua?)

Tratto dall?ENCICLOPEDIA DEI RAGAZZI (Il libro dei miti _Arnoldo Mondatori Editore_) Stampato in Italia-Giugno-1956
_Proprietà letteraria e artistica riservata dell?editore Arnoldo Mondatori_

(Trascritto per il web da me ,Silvana ,avendo trovato questi racconti mitologici di particolare bellezza nella loro semplicità e trovandoli un buon spunto per ritornare a queste fiabe quasi dimenticate ai nostri tempi. Apriamoci a questo mondo .)

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Sussurrando…

18 Aprile 2007 27 commenti

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